Elice, il borgo che suona

Elice, il borgo che suona

C’è un borgo, nella valle del Fino, dove il silenzio non esiste davvero.
È Elice, piccolo centro medievale dell’entroterra pescarese, arroccato a 259 metri su un colle panoramico, tra Penne e Atri, lungo il versante nord della valle del fiume Fino.​
Qui, tra le case in pietra e il profilo del castello Castiglioni e della chiesa di San Martino, la vita quotidiana è accompagnata da una colonna sonora precisa: quella della banda musicale.​

La nuova puntata della serie documentaria Tracce di vita, online dal 21 febbraio 2026 sul canale YouTube omonimo, sceglie di raccontare Elice proprio a partire da questo dettaglio sonoro: la musica di banda che esce dalle case, riempie i vicoli, si raccoglie nelle prove serali e diventa una delle cifre identitarie del paese.​​

Elice è un borgo fortificato di origine medievale, nato intorno all’XI secolo e sviluppatosi sulla sommità di un colle che domina la valle del Fino.​
Il nucleo storico è compatto: un reticolo di vicoli curvi e saliscendi che conduce al cuore del paese, dove svettano il castello Castiglioni, rimaneggiato nel Settecento, e la chiesa di San Martino Vescovo, con l’ampia facciata in pietra e l’abside affacciata sul versante.​

Il documentario segue Rachele, figura ricorrente della serie, accompagnata da Chiara e Benedetta, giovani abitanti del borgo, in una passeggiata tra pietra e paesaggio.
Passo dopo passo, Elice si rivela come un luogo in cui la storia feudale, le antiche attività artigiane e la forte vocazione agricola – uliveti, vigneti, campi coltivati – convivono con una tradizione musicale sorprendentemente viva e strutturata.​

L’elemento che rende speciale questo episodio è la scelta di raccontare Elice non solo con le immagini, ma soprattutto attraverso i suoni.
Salendo verso il centro storico, Rachele inizia a percepire frammenti di musica che scivolano tra i tetti: note lunghe di clarinetto, scale di flauto, passaggi di sax, attacchi di tromba, piccoli esercizi ripetuti stanza dopo stanza.​

Chiara e Benedetta le spiega che, nel corso degli anni, grazie alla scuola di musica e alla banda, tantissimi ragazzi di Elice hanno scelto di studiare uno strumento: molti di loro hanno poi proseguito al liceo musicale e in conservatorio, entrando in complessi bandistici e orchestre di rilievo.​
Per questo, in alcune ore del giorno, il borgo sembra un’unica grande sala prove diffusa: le case si trasformano in aule, i balconi in quinte, i vicoli in corridoi sonori che collegano un musicista all’altro.

Tracce di vita restituisce questa atmosfera con uno stile osservativo: pochi commenti, molti suoni ambientali, immagini ravvicinate di mani, strumenti, finestre, sguardi, per mostrare come la musica sia entrata stabilmente nel tessuto quotidiano del paese.​​

Il fulcro del racconto è la tradizione bandistica elicense, raccolta attorno all’Associazione Musicale “G. Rossini”.
La storia recente della banda viene ricostruita, nel documentario, attraverso la narrazione della voce fuori campo: la ricostituzione del complesso negli anni Settanta, la nascita della scuola di musica, l’impegno di maestri e volontari che hanno trasformato una realtà locale in un punto di riferimento per l’intera vallata.​

Le prove serali, descritte come momento cardine della vita del gruppo, sono raccontate nei loro dettagli caratteristici: le note lunghe per accordare, gli arpeggi di riscaldamento, le correzioni del maestro, le risate tra un brano e l’altro, la concentrazione che cala quando si alzano le mani per dare l’attacco.​
L’episodio insiste sul doppio registro di questi incontri: da un lato la disciplina di un organico che lavora con cura sul suono di insieme, dall’altro la leggerezza tipica dei ragazzi, che vivono la banda anche come luogo di amicizia, crescita e socialità.

Nelle parole della serie, la banda di Elice non è soltanto un gruppo musicale, ma una vera “memoria collettiva suonata”: generazioni diverse che, con il proprio strumento, hanno scritto e continuano a scrivere un pezzo di identità del paese.​

Mauro Dagostino